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Comune di Castelnovetto

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Comune di Castelnovetto - Storia
Lombardia --- Pavia
CENNI STORICI

Castelnovetto è citato come Castrum Novetum nell'elenco delle terre pavesi del 1250; nel secolo successivo fu signoria dei Beccaria, probabilmente del ramo di Arena Po; nel 1407, durante la crisi del ducato visconteo, si diede al Marchese del Monferrato, ma ben presto tornò ai Visconti e poi agli Sforza. Questi, nel 1454, lo infeudarono al ministro Cicco Simonetta. Da questo punto in avanti seguì le stesse vicende della vicina Valle Lomellina, con una girandola di brevi infeudazioni: ad Antonio Tasino di Ferrara nel 1479, al cardinal d'Amboise nel 1499, l'anno dopo al ministro ducale Bergonzo Botta, nel 1527 a un capitano spagnolo, Filippo Herrera, e successivamente a un ramo cadetto dei Visconti. Morto Luigi Visconti nel 1564, il feudo fu incamerato, e venduto a Marcantonio Rasini, primo Conte di Castelnovetto. La signoria dei Rasini durerà fino all'abolizione del feudalesimo (1797).
Nel 1707 intanto Castelnovetto, con la Lomellina, era passato sotto il dominio dei Savoia; nel 1859 fu incluso nella provincia di Pavia.

Lorenzo Davidico
Lorenzo Davidico (Castelnovetto, 1513 – Vercelli, 29 agosto 1574) fu un presbitero italiano. Imprigionato nel 1555 per malversazioni, bestemmie e sodomia dall’Inquisizione di Roma, interrogato e torturato, evase dal carcere, continuando liberamente a pubblicare scritti devozionali concepiti secondo l’ortodossia cattolica.

Biografia
Lorenzo Davidico, il cui vero nome era Paolo Lorenzo Castellino de David, nacque nel 1513 nel piccolo borgo di Castelnovetto da Giorgio de David e da Giovanna, forse piccoli proprietari terrieri. Le guerre, che devastarono la pianura padana nella prima metà del secolo, portarono, nel 1528, alla distruzione della casa de David, costringendo la famiglia a emigrare nella vicina Vercelli.
Qui studiò con un prete torinese di nome Felice, che gli impartì i consueti insegnamenti di latino, di grammatica e di logica. Risalgono a questi anni la morte del padre e la perdita dei beni di famiglia, evento che egli vorrà interpretare come primo segno di un disegno provvidenziale che lo destinava alla santità. Nel 1531 Lorenzo fu a Roma, presso un suo parente, Cristoforo Corneto, «inserviens» di papa Clemente VII, dal quale fu raccomandato al servizio del cardinale Lorenzo Pucci, morto quello stesso anno, e dei nipoti Antonio e Roberto Pucci, che gli fecero ottenere dei «benefici», rendite la cui natura non è meglio nota.
Prese gli ordini minori e, a suo dire, si laureò in teologia e in diritto canonico ma, poiché «desiderava ardentemente un profondo cambiamento della sua vita», fattosi prete, nel 1534 lasciò Roma per Milano, intenzionato a far parte della congregazione barnabita, che appena l'anno prima, il 18 febbraio 1533, aveva conseguito il primo breve di approvazione da parte di Clemente VII. È molto probabile che a suggerirgli quella scelta sia stato Basilio Ferrari, presente a Roma in qualità di scrittore apostolico nella curia papale e fratello di Bartolomeo, fondatore della nuova congregazione insieme con Antonio Maria Zaccaria e Giacomo Antonio Morigia.